Review: Il sergente nella neve di Mario Rigoni Stern

Conoscevo il titolo di questo libro da sempre. È uno di quei libri del dopoguerra che hanno formato la classe degli adulti quando io ero bambino.

Ho sempre evitato di leggerlo perché, fondamentalmente, ho avuto un’overdose di racconti di guerra, di olocausto, di fascismo etc.. quanto ero bambino. Col senno di poi, meglio averlo avuto, visto come va il mondo di questi tempi.

La scorsa estate avendo finito la scorta di audiolibri che ascolto quando vado a camminare la mattina, ho provato a cercare qualcosa su MLOL – Medialibrary Online, il servizio meraviglioso che permette di accedere a tantissime biblioteche italiane.

Nella mia ho trovato questo libro in versione audio, e ho deciso di dargli una chance. Sono contentissimo di averlo fatto.

Tanti racconti della seconda guerra mondiale sono stati fatti dalla parte dei partigiani, dei deportati, degli alleati, ed è ovvio il perché.

Questo invece è un racconto fatto da un membro dell’esercito italiano durante la catastrofica campagna di Russia, e della marcia di ritirata.

È un libro delicato, quasi rarefatto. C’è tanta umanità dentro, senza la mitizzazione della guerra, ma anche senza dipingerla come un continuo dramma. Perché alla fine, la guerra è fatta da persone, e le persone non sono mai una cosa sola, quantomeno non per troppo tempo.

Ci ho messo tanto a scrivere questa recensione, e il caso ha voluto che nel frattempo leggessi Tapum, che ha una citazione proprio di Rigoni Stern.

Pare che Emilio Lussu, autore di Un anno sull’altopiano, fosse rimasto deluso dalla totale amarezza del film Uomini Contro, basato sul suo libro, e gli avesse detto che lui lo sapeva, che “in guerra qualche volta abbiamo anche cantato..”.

Era un’altra guerra, ma poco cambia.

Certo, leggendo il libro viene da chiedersi quanto abbia omesso l’autore, che si trova sempre “dalla parte dei buoni” quando si incontra con le popolazioni locali, o quando ha a che fare con altri soldati.

Suona un po’ il solito mito degli italiani brava gente, ma è un mito confortante.

Voto 8: uno dei libri che ho apprezzato di più nel 2026.