Io non ho letto molto di Dino Buzzati, ma sono convinto che Sessanta Racconti sia un capolavoro assoluto, quindi quando ho scoperto che aveva scritto un romanzo “a fumetti” mi sono affrettato a comprarlo.

Buzzati e fumetti
Apparentemente Dino Buzzati era un appassionato di fumetti. Una sua frase spesso citata è che i personaggi disneyani valessero tanto quanto quello di scrittori più rispettati.
“La loro statura [di Paperino e Paperon de Paperoni], umanamente parlando, non mi sembra inferiore a quella dei famosi personaggi di Molière, o di Goldoni, o di Balzac, o di Dickens.”
Dino Buzzati
È anche noto che fosse un avido lettore di Diabolik, e che fosse solito mollare libri noiosi rivolgendosi alla moglie con un “dai, passami Diabolik“.
Essendo anche un artista visuale non stupisce che abbia deciso, a un certo punto, di cimentarsi in questa arte mista di parole e immagini.
Poema sì, fumetto boh
Quando uno pensa “fumetto” gli viene in mente la nuvoletta. Di nuvolette, in questo libro ce ne sono forse una manciata. Quindi non so se sia un fumetto.
Ma Caro Lettore, sono disposto ad accettare che ci sono fior di fumetti senza la nuvoletta eponima. A me è sempre piaciuta molto l’idea di fumetto come sequential art, per esempio.
Però, ecco, anche da questo punto di vista, questo non è un fumetto, per la semplice ragione che la maggior parte dei disegni non è in dialogo con il disegno prima e dopo, se non raramente. È come se l’autore non avesse digerito la grammatica del fumetto, pur azzeccandone l’ortografia.

Quindi secondo me, è un libro illustrato, punto. Altrimenti dovremmo considerare fumettista pure William Blake. Va detto che il titolo originale era “La Cara Morte“, quindi magari incolpiamo il titolo, infedele fin da principio.
E il poema, com’è?
Il poema rivisita la storia di Orfeo ed Euridice, in salsa ’60 (Orfi è un musicista amato dalle ragazzine) e parte pure un po’ banalotto. Ma subito se ne allontana per fare una lunga discussione su cosa sia l’aldilà davvero, e non faccio spoiler oltre il titolo originale.
È un libro in qualche modo angosciante e triste, come tante storie di Buzzati, ma è bello e si legge con facilità, come tante storie di Buzzati.
Anche qui, non sono sicuro sia un poema, in quanto non sembra neanche in versi. Ma boh.
Direi che le parti più riuscite e gradevoli (per me) sono quando l’autore si dedica a descrivere parti dell’inferno o a fare quadretti di micro-storie

D’altro canto, la narrazione in sé, se pur soddisfacente, non mi è parsa particolarmente brillante. Ma è comunque una variazione validissima su di un tema trattato infinite volte.
E l’illustrazione, comè?
È bella e strana. In ogni momenti si ha la sensazione di vedere qualcosa di familiare, perché, apparentemente, l’autore si è ispirato spesso a immagini di riviste, o ad opere d’arte esistenti. Alcune sono citate esplicitamente e quasi ovvie (Dalì e De Chirico in primis). Altre sono recuperate nell’ottima introduzione di Lorenzo Viganò.
Si crea una specie di gioco in cui ad ogni immagine ti chiedi cosa tu stia vedendo e cosa ti ricordi.

È anche un libro con una marea di donne nude. Non so se fosse il periodo, o se il buon Dino avesse una certa vena voyeur da soddisfare, e ovviamente il tema inferno/diavolesse/tentazione per un uomo nato nel 1906 è abbastanza ovvio che sia visto così.
Ad ogni modo, tra le donne nude, ho trovato interessanti due cose.
Primo, che i disegni di donna sono quanto di più lontano dalla donna fumetto stereotipica, sia essa Supergirl, Eva Kant, Motoko Kusanagi o Satanik. Le donne sono morbide e fisiche. Il che ha senso quando uno capisce che sono state disegnate partendo da fotografie (da riviste, o fatte dall’autore stesso).

Secondo è interessante che l’autore si diverta a presentare tante “perversioni” tra giarrettiere, BDSM, necrofilia ed altro, ma siccome sono gli anni ’60, si possono disegnare donne nude, vedere scene erotiche al cinema, ma per qualche ragione è impossibile far vedere l’organo genitale femminile§.

Conclusione
Mi è piaciuto così tanto Poema a fumetti che vorrei discutere tutte le tavole. Magari un giorno mi ci metto, ma sono in viaggio e ho dovuto lasciare il libro in un’altra casa, quindi non lo farò oggi§.
Caro Lettore, c’è qualcos’altro di cui volevo parlarti, ma me ne sono già dimenticato, e questo post è già troppo lungo. Magari mi verrà in mente quando rileggerò questo volume, e ci farò un altro post.
Voto 9, si può leggere in un paio d’ore o in un paio d’anni ed è bello comunque